Missione Paraguay | 15-22 maggio 2025
L'equipe
Marco Zanobini
Cardiochirurgo
Alberto Pilozzi Casado
Cardiochirurgo
Paola Oddono
Tecnico fisiopatologia cardiocircolatoria
Alice Vailati
Infermiera strumentista di sala operatoria
Gaia Severgnini
Specializzanda in cardiochirurgia
Ruben Brettagna
Volontario Safe Heart
Il racconto di Rosa
DUE MONDI A CONFRONTO
Seduta in un confortevole bar del centro di Milano, davanti ad una colazione, ovviamente più che buona, sto raccontando ai miei nipoti rispettivamente di 17 e 15 anni la mia recentissima esperienza (sono tornata ieri) in Burkina Faso con i volontari di SAFE HEART.
Contrasto più grande tra i due luoghi non potrebbe darsi ed il risultato del confronto è tanto prevedibile e risaputo da essere forse inutile anche solo menzionarlo.
Ma c’è una cosa che non è nè prevedibile nè risaputa: gli occhi dei miei nipoti che mi stanno ascoltando.
Occhi diventati quasi bocche tanto sono affamati di sapere cos’è il Burkina Faso e cosa sono andata a fare là.
Arrivo a Ouagadougou
Comincio il mio racconto dall’arrivo a Ouagadougou, la capitale del Burkina. Il portellone dell’aereo si apre: vengo investita da un’aria calda come di forno acceso: e questo me lo aspettavo; ciò che non mi aspettavo è l’opacità di quest’aria e il suo sgradevole odore di bruciato. Certamente qualcosa viene bruciato ma la robaccia deve essere davvero tanta oppure bruciata contemporaneamente in tanti diversi luoghi: in ogni caso, fuochi e riflessi del fuoco non sono in vista, ma la puzza è arrivata fin qua. Mi dico che forse questo è l’unico modo possibile, qui, per sbarazzarsi dai rifiuti d’accordo, ma che aria respirano gli abitanti di questa città?
La povertà del paese, squadernata ovunque sotto i nostri occhi, contrasta con la ricchezza emotiva delle persone che incontriamo, così evidentemente contente. Contente di vederci, certamente, ma, anzitutto contente tout court!
Quante volte ho sentito il loro discorrere trasformarsi in una risata!
Arrivati venerdì notte, sabato mattina abbiamo portato in ospedale il materiale necessario per il trattamento medico e chirurgico dei malati cardiopatici e fatto come si dice in gergo “il giro” dei pazienti che erano stati preparati per essere operati durante la nostra permanenza. Sono tutte persone giovani: da una bambina di 11 anni bellissima e diafana (anche se di pelle nera, sembrava trasparente tanto era magra) al più anziano che di anni ne aveva 51.





Le giornate lavorative erano lunghe: dalla mattina alle 8 fino alle 22
Le patologie, assai complesse (spesso risultato di malattie endemiche e mai curate, come la malattia reumatica), hanno sfidato le capacità professionali e la resistenza mentale e fisica dei due esperti cardiochirurghi italiani – dottor Gian Piero Esposito e dottor Marco Zanobini – e dei giovani cardiochirurghi burkinabé che in parte aiutavano gli italiani ed in parte erano loro stessi i primi operatori.



E se è vero che i cardiochirurghi avevano la possibilità di alternarsi al tavolo operatorio, la strumentista – Alice Vailati, uno scricciolo di donna che, non so per quale ragione ho percepito come una figlia e così la chiamavo “la mia bambina” oppure “la mia bambolina”- non si è mai fatta sostituire dalle colleghe.
Alice sei forte!
7 interventi di cardiochirurgia maggiore in 4 giorni
Il quinto giorno è stato mantenuto libero per avere la possibilità di trattare eventuali complicanze che però non ci sono state: come eravamo contenti ed orgogliosi dei risultati ottenuti!

Abbiamo così avuto tempo per visitare uno degli orfanotrofi della città e consegnare quello che avevamo portato dall’Italia per i loro bambini.
Tutti i bambini stavano per terra, ma anche fuori dall’orfanotrofio i bambini sedevano per terra: non ci siamo impressionati!
I bambini erano tanti, troppi!
Erano bambini che non si aspettavano niente dal mondo!
Divisi per gruppi di età, un’educatrice stava con loro. Deliberatamente non ho scritto “giocava con loro” oppure “si occupava di loro”.
L’adulto era presente ma non interagiva con loro ma forse sarebbe stato impossibile vista la numerosità dei gruppi.
I bambini erano fermi, ognuno nella posizione che aveva scelto e lì rimaneva. Quando ci siamo avvicinati, non si sono mossi, tranne un paio; non hanno mostrato reazioni di paura, nè di gioia, nè di curiosità.
Quanto a lungo devono aver inutilmente atteso una risposta che non arrivava mai, per perdere del tutto la fiducia che qualcuno sarebbe intervenuto a guarirli dai morsi della fame, della sete, della solitudine?
Paradossalmente il più attivo era un bimbo portatore di un visibile handicap mentale!
Cosa succedeva nella sua mente? Una minore consapevolezza dell’abbandono consentiva alla speranza di sopravvivere? la speranza che qualcuno prima o poi sarebbe arrivato?
Da Neuropsichiatra infantile me lo chiedo anche se so, con dolore, che quel bimbo una risposta non potrà darmela mai.
Abbiamo anche visitato la farmacia dell’orfanotrofio: una stanza con gli usuali ripiani divisi in scomparti dotati di cartellini cartacei che ne avrebbero dovuto denominare il contenuto: antibiotici, antipaludismo ( leggi: antimalaria), vitamine, ecc. ma molti di questi scomparti erano vuoti.
Ce ne siamo andati col magone: se dal reparto di cardiochirurgia eravamo potuti uscire con la certezza di avere fatto, non solo qualcosa di utile, ma addirittura di risolutivo per il paziente, dall’orfanotrofio siamo usciti con il cuore piccolo. Sapevamo che quello che avevamo fatto e quello che avevamo lasciato non avrebbe cambiato la condizione abbandonica di quei bambini.
La loro era una disperazione silenziosa e, perciò, tanto più bruciante.
Gli incontri con le autorità (il ministro della salute, dottor Robert Lucien Jean-Claude Kargougou, il segretario generale, dottor Issa Quedraogo) ci hanno restituito un po’ di buonumore e di fiducia.
Il ministro della salute, in particolare, quando ha saputo dal dottor Zanobini, che 2 degli interventi eseguiti durante la settimana erano, non solo i primi nel Burkina Faso, ma addirittura in tutta l’Africa francofona occidentale, è letteralmente saltato sulla sedia ed ha trovato il modo di dar risonanza al risultato facendosi accompagnare in ospedale da una troupe della TV che ha filmato alcuni momenti dell’intervento e ha intervistato sia i cardiochirurghi italiani che i burkinabè.
Abbiamo incontrato anche l’Ambasciatore italiano e rappresentanti della cooperazione Italia – Burkina Faso che, pur nelle difficilissime condizioni determinate dall’embargo internazionale e dalla presenza di guerriglia nelle regioni settentrionali del Paese ci hanno incoraggiati a proseguire il lavoro che, anch’essi hanno elogiato.
Il Direttore Generale dell’ospedale era così soddisfatto e fiero del nostro lavoro che è voluto venire a salutarci la sera della partenza.
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LA DOMANDA PIU’ BELLA
Terminato il racconto, i miei nipoti mi hanno chiesto:
Zia come si fa per andare in Burkina Faso?
il dottor Stefano Salis, esperto cardioanestesita e, aeropilota, la dottoressa Paola Oddono, perfusionista dal cuore tenero, Alice Ellena, infermiera di cardiorianimazione, combattiva difenditrice degli indifesi, Elisabetta Ciocchini, saggia, precisa memoria della missione
Gli altri membri dell’équipe non se ne abbiano se non li ho menzionati quanto avrebbero meritato, ma la concinnitas lo richiedeva!
Fondazione per le Neuroscienze Massimo Collice
La generosità della
Fondazione per le Neuroscienze Massimo Collice
a sostegno di Safe Heart ODV
La donazione ricevuta dalla Fondazione per le Neuroscienze Massimo Collice è uno di quei gesti che parlano più di mille parole: concreto, generoso e profondamente umano.
Un contributo importante che ci consente di portare avanti due nostri progetti molto sentiti:
- il sostegno all’Orfanotrofio Hôtel Maternel a Ouagadougou, un orfanotrofio statale che accoglie e cresce bambini in condizioni di vulnerabilità, fornendo cure, istruzione e nutrimento.
- l’impegno nella formazione dei cardiochirurghi locali, affinché la competenza e la dedizione di questi giovani medici possano continuare a salvare vite.
Lo scorso anno, la Dott.ssa Rosa Borgia Collice, Presidente della Fondazione, ha partecipato personalmente a una delle nostre missioni (Marzo 2024), vivendo in prima persona la realtà dei luoghi in cui operiamo. Ha incontrato i bambini dell’Orfanotrofio, ha visto le loro necessità quotidiane ed ha ascoltato le storie dei giovani medici in formazione.


Da quell’esperienza prende forma oggi un aiuto tangibile.
Grazie a questa importante donazione, potremo:
- Acquistare medicinali essenziali, latte in polvere e beni di prima necessità, fornire materiale scolastico e garantire la copertura delle spese necessarie all’assunzione di personale dedicato alla cura e assistenza quotidiana dei bambini dell’Orfanotrofio per i prossimi
5 anni
- Sostenere borse di studio, corsi avanzati e missioni formative per cardiochirurghi e giovani medici specializzandi
Questa donazione rappresenta molto più di un sostegno economico:
rafforza il nostro impegno nel costruire un futuro per i medici locali e per chi ha bisogno di cure ed è la conferma che visioni condivise possono trasformarsi in azioni concrete.
Questo è ciò in cui credo
Rosa Borgia Collice, Presidente Fondazione Massimo Collice
La Fondazione per le Neuroscienze Massimo Collice Onlus è stata istituita il 1 aprile 2011 da Rosa Borgia Collice in memoria del marito Massimo Collice, noto neurochirurgo italiano.
Massimo Collice, figura di spicco della Neurochirurgica italiana, ha legato la sua vita professionale all’Ospedale di Niguarda.
Amato dai pazienti e stimato dai colleghi come maestro, è stato Presidente della Società Italiana di Neurochirurgia. A Lui è intitolato il reparto di Neurochirurgia di Niguarda.
4-8 marzo 2025
Interventi e formazione
La nostra equipe non solo si dedica agli interventi di cardiochirurgia, ma condivide le proprie conoscenze con gli operatori locali per renderli autonomi per il futuro.











Nel frattempo si raccolgono testimonianze, foto e video, per raccontare la nostra missione e condividere le esperienze delle persone che coinvolgiamo.
2 marzo 2025
Incontri speciali











La domenica è dedicata alla partecipazione alle funzioni religiose locali e alla visita in orfanotrofio.
Un’occasione per portare un sorriso sui volti di questi bambini.
1 marzo 2025
Il primo giorno in ospedale rappresenta sempre il vero inizio della missione.
Oggi sono stati visitati i 10 pazienti in lista per gli interventi.
Il confronto con l’equipe locale è un momento molto importante per organizzare insieme l’intera settimana operatoria.
Questo scambio di idee e competenze assicura che ogni intervento venga pianificato con cura e attenzione, in modo da garantire la migliore assistenza possibile ai pazienti.










Ogni storia, ogni sorriso e ogni speranza ci motiva sempre di più per dare il massimo
Missione Burkina Faso | 28 febbraio – 9 marzo 2025
L'equipe
Marco Zanobini
Cardiochirurgo
Andrea Mangini
Cardiochirurgo
Laura Cavallotti
Cardiochirurgo
Paola Oddono
Tecnico fisiopatologia cardiocircolatoria
Stefano Salis
Anestesista
Giovanni Gaudino
Anestesista
Alice Vailati
Infermiera strumentista di sala operatoria
Patrizia Grimoldi
Infermiera strumentista di sala operatoria
Daniele Rossi
Staff Safe Heart
Tommaso Bettini
Staff Safe Heart
A TEATRO PER SAFE HEART ODV | 20 FEBBRAIO 2025
SPETTACOLO DI BENEFICENZA
Giovedì 20 febbraio 2025
alle 20.45
Teatro Guanella
Milano
La compagnia Teatrale
“Amici di Gastone”
ha portato in scena in scena la commedia
di Eduardo De Filippo
“UOMO E GALANTUOMO”
per sostenere Safe Heart ODV
La serata ha visto la partecipazione di un numeroso pubblico, unito dalla voglia di divertirsi e contribuire a una causa importante.
Le risate sincere e i sorrisi contagiosi hanno riempito la sala


















Un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno partecipato
Un grazie speciale
a chi ha promosso la serata,
agli “Amici di Gastone”,
agli artisti,
a tutti coloro che hanno lavorato per realizzare questo spettacolo.
L’importo raccolto durante la serata, consente di coprire il
10%
del budget necessario per la prossima missione





























